Tutto sommato, gli italiani sono abbastanza informati, in questo particolare momento, sulle tipologie di mutuo che potrebbero sottoscrivere. Ai connazionali, la fotografia sulle competenze in materia di prestiti immobiliari l’ha scattata il consorzio Patti Chiari dell’Abi, (associazione bancaria italiana), grazie a un’indagine condotta su 1200 clienti delle banche aderenti al consorzio.
Nonostante il dilemma “tasso fisso” vs “tasso variabile” si conferma buona la percezione delle caratteristiche di un prodotto rispetto all’altro: solo il 4,5 % ritiene che un mutuo a tasso variabile sia adeguato a chi preferisce una rata fissa nel tempo, non soggetto alle variazioni del meracato, contro il 73,1 % dei clienti informati correttamente. Gli Italiani risultano ancora più esperti sulle caratteristiche di un mutuo a tasso fisso: l’88,9% li ritiene adatti a chi desidera che gli importi delle rate siano costanti nel tempo, calcolati sulla base dello stesso tasso per tutta la durata del mutuo.
Dall’indagine on line effettuata sul sito PattiChiari, i clienti delle banche aderenti risultano invece un pò meno precisi sull’Indicatore di Costo (ISC): solo il 61,5 % sa che questo parametro riveste una funzione fondamentale ai fini della scelta: indica infatti il costo totale effettivo del mutuo, comprese le varie spese accessorie, da quelle per l’incasso della rata ai costi di accensione, permettendo in questo modo di confrontare più mutui fra loro e di scegliere secondo le proprie esigenze. Solo 18,% per di più ritiente che l’ISC sia importante per calcolare il costo totale di un mutuo a tasso fisso.
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